venerdì 30 dicembre 2011

I giovani, la pace e la giustizia

Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2012

Anche se nell’ultimo anno «è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia» e «sembra quasi che una oltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno», Benedetto XVI invita a guardare al 2012 con «atteggiamento fiducioso». Lo fa nel messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace che si celebra il 1° gennaio, rivolgendosi a tutti gli uomini di buona volontà. Ma in particolare il Papa guarda ai giovani, «nella convinzione che essi, con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo».
Non a caso il tema della giornata è Educare i giovani alla giustizia e alla pace, e del resto il Pontefice si mostra attento alle preoccupazioni manifestate da molti giovani negli ultimi tempi, in diverse regioni del mondo - soprattutto le difficoltà a formare una famiglia e a trovare un lavoro stabile -, vedendovi «il desiderio di poter guardare con speranza fondata verso il futuro».
Da qui la scelta della prospettiva educativa in cui tutti devono sentirsi coinvolti. Ai genitori il Papa chiede di svolgere il loro ruolo di educatori, perché è la famiglia «la prima scuola dove si viene educati alla giustizia e alla pace». Mentre allo Stato spetta aiutare famiglie e istituzioni educative a «esercitare il loro diritto-dovere di educare» con misure concrete. Tra queste, Benedetto XVI indica «un adeguato supporto alla maternità e alla paternità», così come la garanzia che «le famiglie possano scegliere liberamente le strutture educative ritenute più idonee», nonché l’impegno a favorire i ricongiungimenti familiari per i migranti. Ai politici in particolare il Pontefice chiede di offrire ai giovani «un’immagine limpida della politica, come vero servizio per il bene di tutti».
Quanto ai contenuti dell’azione educativa, il Papa precisa che essa «riguarda la formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale dell’essere». Benedetto XVI rimarca, dunque, che «non si può sacrificare la persona per raggiungere un bene particolare». Perciò, rilanciando quanto scritto nella Caritas in veritate, mette in guardia dalla «diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere». E ricorda che per educarsi alla compassione, alla solidarietà e alla fraternità è necessario «essere attivi all’interno delle comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti».
Il volto umano di una società dipende dal contributo dell’educazione a mantenere viva l’insopprimibile domanda su chi è l’uomo. E, sottolinea il Papa, «l’uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infinito, una sete di verità - non parziale, ma capace di spiegare il senso della vita - perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio». Riconoscere questa verità porta ad «avere un profondo rispetto per ogni essere umano».

Gaetano Vallini

Molisinsieme n. 22 - 31 dicembre 2011

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